Le Grand Tour 6/ Ragusa e il grande sud Barocco (parte uno)

Dopo la piccola pausa, riprendiamo il nostro #LeGrandTour, ripartendo dal più sud che c’è: Ragusa e gli Iblei per un viaggio tra natura incontaminata, le location di film entrati nei nostri cuori, una cucina stellata e un barocco opulento conservato con cura religiosa.

Ci eravamo lasciati a Messina ma adesso ripartiamo da molto più in giù: dal comprensorio di Ragusa, insieme a alla nobile e sportivissima Grand Cabrio, l’auto ideale per un clima ancora tiepido e accogliente.

Siamo letteralmente più a sud di Tunisi e, tra tutte le province siciliane questa è forse quella che ha difeso con maggior forza il proprio patrimonio storico-artistico, culinario, naturale. Qui si respira un’aria diversa, più lenta, più rilassata, aperta e riservata allo stesso tempo, in grado di accogliere il viaggiatore senza abbagliarlo, ma incuriosendolo e invitandolo alla scoperta.

 

 

I monumenti più belli, le sorprese più inaspettate, le case più straordinarie sono infatti mostrate ma mai urlate, riservando la scoperta a chi voglia visitare per conoscere e non solo per vedere, soffermandosi il tempo necessario a capire. E poiché siamo sulle tracce dei grandi viaggiatori del passato vogliamo anche noi capire e scoprire.

Ci apre così le porte della sua splendida dimora la famiglia DiQuattro, che nel cuore di Ibla ha sapientemente restaurato e conservato quello che è uno dei monumenti più belli e caratterizzanti: il palazzo Arezzo Spuches di Donnafugata. Qui si respira ancora l’aria che avete soltanto immaginato leggendo i romanzi storici di Tomasi di Lampedusa o di Camilleri. O che forse avete intravisto nei film di Visconti.  Ogni pietra racconta un episodio, ogni ingresso parla di carrozze e cavalli, di giardini all’italiana, trasudando storia e autentico passato della Sicilia. C’è persino un teatro, oggi aperto al pubblico e ricco di una campagna spettacoli dedicata sia agli adulti che ai bambini, segno che qui lo spazio per la cultura va trovato sin da piccoli.

Uscendo, accanto al palazzo, troviamo il Circolo di Conversazione, reso celebre dalle ambientazioni dei film con protagonista il commissario Montalbano: qui, ancora oggi si ritrovano in tanti per leggere in pace un libro, giocare a carte, incontrare gli amici di una vita. È veramente un mondo che sembra uscito da un film: se non lo avessimo visto, non ci avremmo creduto.

Adesso però è tempo di ripartire per Scicli, seconda tappa di questo tour ibleo. La strada che ci porta da Ibla alla nostra meta è un paradiso: curve strette a bordo vallata, lunghi rettilinei, curvoni veloci. I 480 cavalli della Grand Cabrio prima si schiariscono la voce e poi, con una leggera pressione dell’acceleratore cantano:  una sinfonia perfettamente intonata, e con un direttore d’orchestra elettronico talmente discreto da non essere percepibile.

Scicli ci accoglie incastonata in una valle alla fine della strada. Anche qui l’atmosfera è magica. Opere nuove e vecchie. Vicoletti pieni di vita, negozietti e locali di ogni genere. Ristoranti e botteghe artigiane. Vicoli e piazze. Costruzioni moderne, come la scuola ispirata all’opera modernista razionalista di Niemeyer, o quartieri, come il Chiafura, scavati nella roccia.

È un paese strano, dove nel raggio di 200 metri puoi incontrare il jet set milanese, il vecchietto locale, gli artisti del “Gruppo di Scicli”, o girarti e vedere le ambientazioni di uno dei tanti film a cui la cittadina ha fatto da sfondo. Ci ha vissuto persino Elio Vittorini che l’ha trasfusa in uno dei suoi scritti.

Noi però siamo particolarmente incuriositi dal quartiere Chiafura, metà parco archeologico e metà dedalo di vicoletti e case scavate in parte o in tutto nella roccia. Di origine antichissima, probabilmente neolitico, sviluppatosi nel medioevo, il quartiere era costituito da case  formate da una o due stanze dove dormiva tutta la famiglia, un locale per riporre attrezzi e suppellettili e una mangiatoia per gli animali, ricavata dalle cellette di antiche sepolture. Negli anni 50 la situazione però non era più sostenibile, almeno secondo gli ideali di ricostruzione dell’Italia del dopoguerra. Furono così portate all’attenzione nazionale da Pasolini, che ne volle sottolineare il contrasto con la ricchezza dei palazzi barocchi, e per gli abitanti si decise un trasferimento in un nuovo quartiere di edilizia popolare grazie alla legge Romita.

Noi andiamo a trovare l’ultimo erede di quegli ingrottati, che trasformando la grotta del nonno “Don Carmelo” in museo etnografico, ci mostra come si vivesse in quei tempi. L’impatto è fortissimo: stanze piccole, anguste, dove tutto è perfettamente ordinato. Sembra la versione anni 20 delle case demo di Ikea.

Non manca nulla: la “naca a vento”, cioè l’antica culla dove venivano dondolati i neonati per farli addormentare, il soppalco che una volta era il letto dei figli, il materasso in paglia con il bastone “ra cunzata” cioè per la sprimacciatura, un forno a pietra, un ripostiglio per le suppellettili e quella che doveva essere una antica culla di sepoltura riadattata a mangiatoia per le bestie.

Usciamo dalla grotta con gli occhi pieni di un passato che sembra lontano anni luce, e invece era il presente fino a 60 anni fa. Adesso è tardi, e riprendiamo la Grand Cabrio per il pranzo nella vicina Modica, prossima tappa di questo tour nel grande sud siciliano. Ci aspetta una delizia stellata, Accursio.

Ringraziamenti – Come sempre sono molti i ringraziamenti necessari per un lavoro di questo genere, perchè senza persone speciali, nulla è mai possibile. Grazie quindi alla famiglia DiQuattro, al Comune di Ragusa per i permessi concessi, al gestore della casa museo “A rutta di don Carmelo”, Accursio Capraro di Accursio Ristorante e infine a voi lettori per i molti suggerimenti e segnalazioni.