LEGRANDTOUR /4 MESSINA, ARRIVIAMO (Parte uno)

È tempo di ripartire e scoprire un nuovo angolo di Sicilia: Messina. Tra granite al caffè, location hollywoodiane, opere di meccanica straordinarie scopriamo la città punto di ingresso in Sicilia per chi viene via terra.

Scherzano i siciliani delle altre province su Messina, ma sanno che anche la città dello stretto custodisce numerosi tesori, conosciuti come Taormina e meno noti, come l’orologio astronomico più grande d’Europa. E a questo che pensiamo mentre a bordo della nostra Levante percorriamo la scenografica autostrada A20 Palermo – Messina.

Lei, la Levante, con il suo V6 fa le fusa sorniona sotto di noi, cruise attivato, assetto ribassato, confort al massimo livello. È incredibile come ci abbia accompagnato su ogni strada, curva, sterrato, tornante, mulattiera senza mai battere un ciglio, sempre pronta a leggere la strada che le scorre sotto.

Saltiamo la famosa S. Stefano di Camastra, la bellissima Capo D’orlando e tutte le altre città costiere, accontentandoci del bellissimo paesaggio alla nostra sinistra. Decidiamo cosi di puntare direttamente su Messina e dintorni, dove proviamo a visitare Larderia con il Forte Cavalli, il Santuario della Madonna Dinnammare e palazzo Moncada. 

Niente da fare, nonostante la stagione, la visibilità è nulla e la spettacolarità dei posti ne viene gravemente inficiata: la pioggia fa il resto. Consigliamo comunque la visita: i luoghi per quel poco che abbiamo visto sono splendidi e ricchissimi di storia.

Tempus fugit, e c’è giusto il tempo per una colazione locale, in un baretto che sembra uscito da un film anni 40 in bianco e nero: granita di caffè e brioche che qui si chiama “mezza con panna”. La granita, tipico dolce siciliano, è buona in molte parti della Sicilia, ma quella di Messina al caffè non ha eguali. Potete sbagliare bar, ma non potete sbagliare provincia. E chi scrive è un integralista della granita catanese.

Decidiamo cosi di dirigerci su Messina città, dove puntiamo subito sull’orologio astronomico, annesso alla cattedrale. In pochi lo sanno, ma è il più grande e complesso del mondo. Costruito nel 1933, rappresenta i giorni della settimana, le fasi lunari, il calendario perpetuo, scene bibliche sincronizzate con il periodo dell’anno e della liturgia, le fasi della vita, scene storiche e allegorie sulla città con il leone simbolo della stessa e un gallo, vari effetti sonori.

Lo guardiamo ammirati, da un posto privilegiato: una piccola bottega di salumeria, simile a come si trovavano in tutte le città italiane fino agli anni 70. Qui è possibile fermarsi, mangiare un panino con prodotti locali, e sedersi ai tavolini per ammirare comodamente lo spettacolo. Ad un costo irrisorio spettacolo incluso. Peccato solo per le bancarelle abusive che in parte deturpano la piazza e la bellissima adiacente fontana di Orione.

Ripartiamo dalla nostra comoda postazione e ci dirigiamo verso il monumento ai marinai russi. Sconosciuto ai più, è un riconoscimento tardivo, del 2012, ai marinai della marina imperiale russa, che furono i primi a precipitarsi a soccorrere la popolazione colpita dal terremoto del 1908. La città non celebrò mai gli eroi di quel giorno, che misero letteralmente a rischio la vita e l’episodio fu dimenticato dai più e ricordato solo da pochi. A distanza di oltre 100 anni i russi hanno pensato di onorare la memoria di quei figli lontani e cosi hanno deposto un monumento in accordo con l’amministrazione comunale per ricordare l’episodio.

Messina è comunque una città che ha avuto sempre una importanza strategica assoluta, perchè basta dare le spalle al monumento ai caduti Russi per vedere la Statua della Madonna della Lettera costruita sul Forte del Santissimo Salvatore, che caratterizza l’ingresso del porto della città. La statua prende il nome dalla tradizione che vuole che Maria abbia scritto una lettera offrendo alla città la sua benedizione , in risposta ad una ambasciata dei messinesi. Da allora infatti ne è patrona e il culto in città è fortissimo.

Abbiamo ancora molte cose da vedere e scorriamo velocemente i molti palazzi nobiliari, le numerose chiese sopravvissute al terremoto come la Chiesa di Maria Santissima dei Catalani e il sacrario di Cristo Re, e una costruzione molto rara per il sud Italia (l’altra si trova a Napoli) la Galleria Vittorio Emanuele III che fa ampio uso di ferro in stile liberty.

Ripartiamo con Messina alle spalle e il mare a sinistra, direzione Taormina. Continuate a seguirci.

Ringraziamenti – Come sempre sono molti i ringraziamenti che un lavoro di questo genere deve fare, perchè senza persone speciali, nulla è mai possibile. Grazie quindi ai Carabinieri di Messina che ci hanno aiutato ad individuare il monumento ai caduti russi, al gestore della bottega “Salumeria Gustosa” per l’ottimo panino, e infine a voi lettori per i molti suggerimenti e segnalazioni.